Ieri sera i rappresentanti di Articolo 1 – Movimento Democratici e Progressisti, il nuovo partito nato dalla corrente scissionista guidata da Pierluigi Bersani, Roberto Speranza, Enrico Rossi e Arturo Scotto, hanno presentato presso il Tempio di Adriano a Roma il loro logo ufficiale. Insieme al nostro Art Director ne abbiamo analizzato potenzialità e criticità.

Una prima considerazione va al numero “uno” scritto in lettere, poco coerente con il nome del partito per come è stato presentato fino ad ora, ovvero attraverso il simbolo numerico. La leggibilità del testo rimane chiara, tuttavia la scritta “Movimento Democratico e Progressista” è un elemento slegato dal resto, quasi da non far percepire che si tratti dello stesso Partito.

speranza mdp

Disposizione

  • Posizionando la parola “articolo” sopra “Uno” e lasciando vuoto lo spazio sopra parte delle lettere, vengono evidenziate “n” e “o”, trasmettendo implicitamente un messaggio negativo.

Colore

  • I colori prevalenti, il verde e il rosso, sono gli stessi utilizzati dal Partito Democratico e non sottolineano le distanze che in realtà i fondatori del Mdp hanno preso rispetto al Partito di origine.
  • Nel complesso il logo ha una bassa leggibilità: i colori scelti non facilitano una lettura d’impatto.

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  • La parte del logo alla quale è stata data maggiore visibilità (“Uno”) ha una font che trasmette un sentimento di disgregazione più che di unione. Un elemento in contrasto con i valori recentemente esposti dai leader del Movimento.

Layout

  • La disposizione degli elementi è accurata e pulita e non da fastidio alla lettura.

Testi

  • L’ampio utilizzo di testo all’interno del logo non rappresenta una discriminante ma potrebbe rivelarsi svantaggioso una volta che alle urne dovrà essere stampato nelle tessere elettorali.

Nel complesso, il logo del nuovo Movimento guidato da Rossi e Speranza rimane ancora troppo legato al Partito Democratico, quasi a voler sottolineare tra le linee che l’unico orizzonte per questo nuovo soggetto politico in vista degli appuntamenti elettorali futuri sia quello di un apparentamento con la loro vecchia casa politica.

Anche a livello di naming, la poca coerenza può essere pagata a livello elettorale e nei sottopancia televisivi.

La domanda, infine, sorge spontanea: deve essere dato più risalto a “Articolo 1” o a “Movimento democratici e progressisti”? Sicuramente nella politica odierna la comunicazione ha un ruolo ancora più decisivo che in passato: il successo o il fallimento di questa nuova esperienza politica dipenderà molto anche da come lo storytelling del Movimento proseguirà il suo percorso.

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