Macron 365: cosa salvare dopo il primo giro di boa

In World / Politics by Lorenzo Candelaresi

È passato all’incirca un anno dall’insediamento di Emmanuel Macron all’Eliseo. Il 14 maggio scorso, infatti, il tradizionale passaggio di consegne con il capo di stato uscente formalizzava la vittoria del leader del nuovo partito europeista francese, La République En Marche. Nell’arco di un anno l’Enfant prodige di Amiens è riuscito a gettare le basi per una gran parte del suo programma di riforme, ma la sua opera di rinnovamento del Paese non è riuscita ancora a far breccia nell’animo vigile del popolo francese.

Una risposta eloquente al programma del Presidente è arrivata il giorno della festa dei lavoratori, quando migliaia di persone sono simbolicamente scese in strada a Parigi per protestare contro il governo e la sua proposta di snellire la rigidità del mercato del lavoro francese. Anche i numeri del resto sembrano condannare la riforma del lavoro e, più in generale, l’azione di Macron: da un sondaggio Ipsos/Sopra Steria condotto per France Télévisions è emerso, infatti, che il 57% dei francesi è contrario ad una riforma volta all’indebolimento del potere contrattuale dei sindacati per rendere più semplici licenziamenti e assunzioni.

Se il dinamismo e la risonanza di alcune riforme hanno influito negativamente sulla popolarità accumulata nei primi mesi all’Eliseo, lo stesso non si può dire del suo approccio comunicativo. Dalla creazione di En Marche! nel 2016 fino ad oggi, il giovane Presidente è riuscito ad attirare su di sé l’attenzione dei media nazionali e internazionali, creando, fino ad incarnare, l’immagine di un politico nuovo e vincente. Ciò è dovuto sicuramente ad una sua caratteristica innata: quella di essere un comunicatore efficace. Il Presidente è un esempio lampante di perfetta gestione della propria comunicazione.

A livello retorico, l’Enfant prodige ha dimostrato fin qui una spiccata capacità nel coniugare le parole alle immagini e alla sfera emotiva, risultando sempre diretto per coloro che ricevono il suo messaggio, nonché chiaro e convinto della propria visione. Anche il body language è molto incisivo dal punto di vista comunicativo e risulta indicato al ruolo istituzionale che ricopre. I movimenti del Presidente sono spesso accompagnati da una grande energia che trasmette al suo pubblico un senso di forte vitalità. Riesce inoltre ad instaurare un contatto diretto con il proprio interlocutore, sia mantenendo lo sguardo fisso su di esso, sia protendendosi verso di esso, esercitando così un “ascolto attivo”, dunque attento e concentrato. Uno stile che influisce sulla sua interpretazione del ruolo presidenziale, spesso associata a quella del suo più illustre predecessore, il Generale De Gaulle.

Se le peculiarità del soggetto riescono a riassumere in sé molti degli ingredienti fondamentali di un role model, ad influire sul suo successo comunicativo è anche il team che lo accompagna nel suo percorso presidenziale. Il successo di un partito/politico, così come di un’azienda, passa spesso dall’attitudine a far convergere ed indirizzare ogni risorsa verso un obiettivo comune. Questo risulta tanto più semplice e spontaneo quanto più i soggetti coinvolti sono accomunati da background e visioni comuni. Si tratta di elementi che hanno influito in maniera decisiva nel successo comunicativo di Macron. I membri più ristretti della sua squadra, infatti, sono accomunati da un’età media di 30/40 anni, da ottimi percorsi di studio e da una vita non ancora usurata dal contatto diretto con l’arena politica.

Giovani, istruiti, ottimisti e non schierati ideologicamente, gli uomini del Presidente arrivano al primo giro di boa forti di una strategia comunicativa che è riuscita ad estendere e tenere alto l’indice di popolarità di Macron. La nuova sfida, resa evidente dalle violenti proteste del 1 maggio, sarà ora quella di riuscire ad arginare il dissenso creatosi attorno alle politiche reali che il 25° Presidente della Repubblica Francese aveva tanto efficacemente presentato in sede di campagna elettorale.