Big data per big voti? I nuovi strumenti per la politica

In IT / Politics, World / Politics by Fabiano Moscatelli

L’analisi dei dati si rivela oggigiorno essenziale per comprendere diversi contesti attraverso i numeri: dagli scenari sociologici a quelli politici. In questo senso i Big Data possono essere uno strumento che, insieme ad altri insights, crea valore e opportunità in ambito di marketing. Infatti il loro interesse e la loro continua crescita introduce all’idea di un business moderno; la cosa più curiosa è sapere in che modo le aziende utilizzano questi dati. Principalmente si mira a migliorare l’esperienza del cliente rendendo il business più agile, reattivo e produttivo.

Oggi generiamo circa 2,5 quintilioni di byte di dati ogni giorno e più passa il tempo e più i big data diventeranno essenziali. Infatti entro il 2020 si prevede che il numero dei dati potrebbe essere 44 volte superiore rispetto al 2009. Essere pronti a gestirli in modo efficiente significherebbe estrapolare informazioni che vanno ben oltre i dati stessi.

Cosa sono i Big Data

Innanzitutto definiamo i Big Data come l’insieme di enormi quantità di dati prodotti da ognuno di noi attraverso l’utilizzo di diffuso dei social media, di smartphone e altri strumenti digitali. Ma è anche vero che grandi quantità di dati sono presenti da decenni, la loro dimensione non è però sufficiente per definirli e per farlo è necessario tenere conto anche delle seguenti caratteristiche:

1. Volume: La quantità dei dati è tale da richiedere l’utilizzo di sistemi di memorizzazione scalabili e basati sul sistema del calcolo parallelo, rendendo inefficiente il ricorso a database tradizionali.

2. Velocità: L’estrazione di questi dati deve avvenire velocemente e su dati nuovi. Devono quindi essere fruibili prima che diventino obsoleti.

3. Varietà: I dati trattati sono eterogenei, provenienti da fonti diverse per origine, contenuto e rappresentazione.

Quando parliamo di Big Data parliamo della capacità di utilizzare nel migliore dei modi la mole di informazioni che possiamo ricavare da diversi strumenti per analizzare, elaborare ed effettuare dei raffronti oggettivi su diverse tematiche.

Perché associare i Big Data alla politica?

In politica, i Big Data superano il concetto di sondaggio perché assolvono l’obiettivo di individuare i vari comportamenti dei cittadini e di coinvolgere di conseguenza i potenziali elettori.

Con questo sostegno strategico la campagna elettorale riesce a conferire al candidato un vantaggio competitivo da parte di professionisti in grado di pianificare nei minimi dettagli le attività.

Come ha sottolineato Vincenzo Cosenza nel suo blog,  l’anno di svolta dell’utilizzo dei Big Data nella politica risale al 2012, quando Obama riuscì ad organizzare un team digitale in grado di raggruppare circa 300 esperti diretti da Teddy Goff (CTO Harper Reed) con lo scopo di utilizzare i molteplici dati per due attività:

  • Ricercare i supporter e chiamarli all’azione (convincere amici a votare o anche invitarli a donare 5 dollari per la campagna);
  • Individuare gli indecisi al fine di incentivarli a votare.

Obama è stato definito il big data president, dato l'uso massiccio che ha fatto di questo strumento durante la campagna per le presidenziali del 2012.

Così facendo è riuscito ad individuare il malcontento sociale tra gli elettori e quindi è riuscito ad indirizzare delle iniziative specifiche riuscendo ad ottenere non solo nuovi consensi ma anche di ricevere delle donazioni per finanziare la campagna elettorale.

Quindi rispetto al passato non si progetta più una campagna rivolta ad un pubblico generico ma ci si concentra sul singolo elettore. Assistiamo dunque ad una evoluzione del classico “porta a porta”, infatti grazie alle tante informazioni che otteniamo con i big data si riesce a personalizzare il dialogo con i singoli interlocutori.

Lo scenario attuale della comunicazione politica è quello in cui gli elettori non sono distinti solo in base a categorie socio-demografiche: anche attraverso i big data si riuscirà a profilare sempre più gli individui tracciando singoli profili in base a comportamenti e abitudini.

A tal proposito, il nostro Paese, nonostante alcuni tentativi di cambiare il modo di fare politica è ancora indietro rispetto al mondo anglosassone. Negli ultimi anni il web è divenuto in poco tempo il perno di alcuni movimenti politici, come ad esempio il Movimento Cinque Stelle , ed è facile pensare che in una prospettiva futura chi non si avvia a questa strada rischia di essere escluso.